Le Centauree

 

Nei prati c’è ancora qualche fiore “estivo” che si sta attardando a fiorire regalandoci qualche ultima chiazza di colore. Anzi, se guardiamo bene tra l’erba, non sono proprio pochi questi ritardatari. Facilmente distinguibili, per un vistoso capolino raggiato di color rosso-vinaccia, sono le Centauree.

Centaurea pratoUna in particolare è abbastanza ubiquitaria tra città, campagna e collina e si presta perciò ad essere osservata e riconosciuta: la Centaurea nerastra (Centaurea nigrescens). L’aggettivo specifico nel nome comune è però curioso: “nerastra”! Come mai se il fiore è color rosso-vinaccia? In teoria, l’aggettivo latino “nigrescens” andrebbe tradotto come “annerente”, un termine che si usa quando i campioni d’erbario, essiccandosi, tendono ad annerire. Ma un piccolo dettaglio di colore nerastro ci può invece aiutare a distinguere questa Centaurea da molte altre specie dello stesso genere Centaurea (a decine di diverse nella flora italiana): osservando bene la base del capolino fiorito (foto), la si vede formata da un piccolo allargamento globoso simile ad un minuscolo carciofo nel quale le varie squame, che si sovrappongono, terminano tutte con una punta nerastra sfrangiata (altre Centauree rossiccie di prato hanno questo minicarciofo, ma in genere con squame di tipo scarioso membranoso o comunque differenti – ah la biodiversità, gioie e dolori).

centaurea capolino

Osservandola meglio, possiamo descriverla così: lo stelo è spesso ramificato e provvisto di foglie semplici lanceolate, intere o debolmente dentate; ogni ramificazione termina con un capolino e l’intera pianticella può arrivare anche ad 80-100 cm. E il nome Centaurea, da dove prende origine? Secondo quanto riportato dal nostro pluricitato DALLA FIOR (1969: 656), sembra che il buon Linneo all’atto di istituire il genere  Centaurea si sia ispirato a termine greco “kentaurion”, un’erba che il centauro Chirone avrebbe impiegato per curare le proprie ferite. In letteratura erboristica c’è qualche traccia di questo possibile uso medicinale-cicatrizzante (un’erba così si dice correttamente “vulneraria”), ma direi senza eccessivi entusiasmi per questa proprietà.

Dove trovarla? Come detto, è abbastanza ubiquitaria in prati antropizzati, perciò prati regolarmente falciati e magari concimati, sia naturali (pianura, collina, bassa montagna) che artificiali ed urbani. La fioritura compare in estate e dura a lungo, spesso ricompare anche dopo i tagli tardo-estivi dell’erba.

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